mercoledì 3 novembre 2010

Elogio del Cacciavite

No, ecco, non è che abbia cambiato settore e mi stia dedicando al furto con scasso, giusto per premettere a uso e consumo di qualche baldo tutore delle forze dell'ordine che magari non ha un cazzo da fare e gira da queste parti, che sono fermamente convinto di avere scarse chance nel ricevere una telefonata per essere affidato alla Minetti.

Come già scritto, la scorsa settimana ho dovuto partecipare attivamente ad un workshop (menata anglofona per indicare una serie di miniconferenze più o meno libere di fronte ad una platea di coartati) sul mondo della gestione italiota, un paio di palle, in poche parole. Tra i vari temi trattati, c'è chi ha portato quello del percorso per arrivare alla posizione ricoperto, fino all'intervento di un tizio che ha illustrato quale è stato lo strumento che è stato la svolta nella sua carriera, seguito dagli interventi entusiasti di quasi tutti gli astanti: il relatore portava la sua tesi di laurea come trampolino per il luminoso futuro, c'era chi aveva il master, chi la specializzazione, chi l'incontro con il guru della finanza, etc.

Io, che tanto sveglio non lo sono mai stato, mi sono messo a pensare: quale è stato lo strumento che mi ha aiutato nella carriera che ho avuto fino ad adesso?

Bestemmione a piacere: Il Cacciavite!

Sento già le risatone del loggione...

Primo lavoro pagato in chiaro (gli anni da buttafuori e da istruttore di autodifesa in nero non li conto), nemmeno 10 anni fa, un Co.Co.Co. da 300 € mensili, fresco di laurea e di master MBA con la mia camicetta azzurra e la cravattina firmatina entro in una PMI del nordest. Sono spaesato, il mondo accademico italiota è lontano anni luce dalla realtà lavorativa, arranco. mi dispero. Praticamente mi rendo conto di non sapere e/o capire un cazzo di quel mondo.

Fino a che mi capita l'occasione, quella di smontare un frigo per la base di un nuovo prodotto di cui mi interesso fin da subito (questa è una storia lunga, di cui in un post o l'latro parlerò, ma qui no, non ho lo spazio). Prendo in mano Il Cacciavite.

Mi affanno su quel cavolo di frigo ad allentare una a una tutte le viti presenti, a stoccare pezzo per pezzo tutto, mentre i dubbi affluiscono copiosi: starò sbagliando tutto? Non era meglio fare il praticante da un avvocato? Non era meglio trovare un qualche lavoretto da impiegato? Non era meglio mettersi sotto per qualche concorso da statale?

Fa freddo in quello stabilimento, mi sporco la bella camicetta e sono costretto a levare la cravatta, le mie mani sono nere perchè l'olio del compressore sgorga copioso. Groppo in gola, tanti anni di studio e sono qui ad affannarmi su di una cazzo di vite autoforante che non vuole uscire, non è giusto! Sto buttando via la mia "professionalità"...

Le frignate di un ragazzino che non aveva alcuna idea di cosa fosse il Mondo reale.

La vita lavorativa si sarebbe evoluta, nel tempo, insieme agli emolumenti, ad un ritmo vertiginoso, per arrivare a quanto ho adesso, ma senza quel cacciavite, di cui avrei fatto uso anche in seguito, probabilmente adesso farei un qualche cosa di estremamente frustante.

Ecco, posso dire che Il Cacciavite mi ha salvato da me stesso e ancora oggi, tengo nel mio portacomputer un cacciavite universale, non perchè mi serva davvero, ma mi ricorda quanto stupido io possa essere quando mi sparo pose interiori da grand'uomo del cazzo.

Ok, adesso potete continuare a spernacchiarmi quanto volete per le trombonate da libro Cuore!

3 commenti:

Paolo Bizzarri ha detto...

Il lavoro manuale come medicina dell'anima (cit.)

ed* ha detto...

all'inizio pensavo che la tua carriere fosse iniziata rubando automobili.

Attila ha detto...

@Paolo: Ed anche molto potente!

@ED*: Noooo... rubavo solo le gomme come un altro mai dimenticato eroe nazionale!