
Al di là che non ho trovato una foto più grande su internette, per cui mi devo accontentare di questa, questo, fin dalla mia infanzia, è l'uomo mite per antonomasia.
Scelto da Le Roi Platini in persona per essere la sua controfigura nella Vecchia Signora targata Trapattoni prima e Marchesi poi, preferì rimanere all'ombra del francese (pur con una fuga in avanti andando a Verona nel 1985-86) e si eclissò una volta finito il ciclo del suo mentore, andando ad Empoli e chiudendo la carriera a 33 anni a Mantova.
Un giocatore dalla classe pura, con un talento innato, ma che non è mai riuscito ad avere un fisico e una personalità che lo avrebbero potuto far primeggiare.
Quando Le Roi era stanco, cosa che non accadeva di rado, visto che a Michel non è mai piaciuto correre più di tanto, ecco che Beniamino si faceva trovare in campo, sempre perfetto nella sua mise bianconera o gialla (la seconda maglia della Juventus era gialla all'epoca e non quella porcheria bianca con un paio di strisce uscite fuori male al centro, roba che sembra uscita dalle seratone di Lapo), sempre a fare il tocco di fino ed essere celebrato da tutti i commentatori per la grazia e lo spirito di sacrificio, in quanto se ne stava buono buono in panchina senza protestare.
Vignola ha la faccia del bravo ragazzo, sempre, quella faccia da cui compreresti tranquillamente una macchina usata oppure sottoscriveresti una polizza vita, così, senza pensarci, perchè ispira fiducia, non come Brio o Gentile, da cui avresti paura ad essere avvicinato anche durante un soleggiato mezzogiorno di aprile.
Io, mentre lui gioca nella Juve, lo ammiro, perchè, giocando nei pulcini, al solo pensiero di sapere di partire dalla panchina (e spesso rimanerci) ad ogni partita mi verrebbe un ulcera, invece lui è pacifico e quando entra, tac, raccoglie solo elogi, per poi tornare a sedere là, al centro di quelle assi di legno. No, no, io devo giocare, io spacco il mondo in allenamento, sono sempre il primo della fila quando si tratta di correre e l'ultimo che rientra negli spogliatoi alla fine dell'allenamento e lui è invece è così zen? Finisce a guardarsi la partita da seduto e sulle foto delle figurine è sempre così sorridente, pacioso, io avrei la stessa faccia di MrT mentre promette a Stallone di menarlo in Rocky III!
Beniamino è puntuale, segna quando gli viene chiesto, anche all'ultimo minuto se è necessario come contro l'Haka a Strasburgo e fa dei gran bei gol. Probabilmente sa di non avere il fisico adatto al contrasto, che è fragile e leggerino, però la sua rassegnazione, o quello che pare all'Attila fanciullo essere la sua rassegnazione, è talmente pura, che diviene mistica, lui sa quale è il suo ruolo e non combatte questa condizione che, per molti compreso l'imberbe Attila, potrebbe sembrare di estrema prostrazione.
E come tutti gli uomini miti, i quali, si sa, erediteranno la terra, se ne va in punta di piedi, che ormai il suo mentore si sta ritirando a vita allenata prima e uefata poi.
Alle volte, penso che vorrei assomigliare anche io al Beniamino Vignola che mi sono costruito nella mia testa durante l'infanzia; purtroppo, poi, un misto di egocentrismo, timidezza e manie di protagonismo, fanno sì che non possa essere un mite, ma uno scassacazzi che se finisce in panca si incazza da morire e ci sta davvero male.

