mercoledì 7 luglio 2010

Beniamino Vignola


Al di là che non ho trovato una foto più grande su internette, per cui mi devo accontentare di questa, questo, fin dalla mia infanzia, è l'uomo mite per antonomasia.

Scelto da Le Roi Platini in persona per essere la sua controfigura nella Vecchia Signora targata Trapattoni prima e Marchesi poi, preferì rimanere all'ombra del francese (pur con una fuga in avanti andando a Verona nel 1985-86) e si eclissò una volta finito il ciclo del suo mentore, andando ad Empoli e chiudendo la carriera a 33 anni a Mantova.
Un giocatore dalla classe pura, con un talento innato, ma che non è mai riuscito ad avere un fisico e una personalità che lo avrebbero potuto far primeggiare.

Quando Le Roi era stanco, cosa che non accadeva di rado, visto che a Michel non è mai piaciuto correre più di tanto, ecco che Beniamino si faceva trovare in campo, sempre perfetto nella sua mise bianconera o gialla (la seconda maglia della Juventus era gialla all'epoca e non quella porcheria bianca con un paio di strisce uscite fuori male al centro, roba che sembra uscita dalle seratone di Lapo), sempre a fare il tocco di fino ed essere celebrato da tutti i commentatori per la grazia e lo spirito di sacrificio, in quanto se ne stava buono buono in panchina senza protestare.

Vignola ha la faccia del bravo ragazzo, sempre, quella faccia da cui compreresti tranquillamente una macchina usata oppure sottoscriveresti una polizza vita, così, senza pensarci, perchè ispira fiducia, non come Brio o Gentile, da cui avresti paura ad essere avvicinato anche durante un soleggiato mezzogiorno di aprile.

Io, mentre lui gioca nella Juve, lo ammiro, perchè, giocando nei pulcini, al solo pensiero di sapere di partire dalla panchina (e spesso rimanerci) ad ogni partita mi verrebbe un ulcera, invece lui è pacifico e quando entra, tac, raccoglie solo elogi, per poi tornare a sedere là, al centro di quelle assi di legno. No, no, io devo giocare, io spacco il mondo in allenamento, sono sempre il primo della fila quando si tratta di correre e l'ultimo che rientra negli spogliatoi alla fine dell'allenamento e lui è invece è così zen? Finisce a guardarsi la partita da seduto e sulle foto delle figurine è sempre così sorridente, pacioso, io avrei la stessa faccia di MrT mentre promette a Stallone di menarlo in Rocky III!

Beniamino è puntuale, segna quando gli viene chiesto, anche all'ultimo minuto se è necessario come contro l'Haka a Strasburgo e fa dei gran bei gol. Probabilmente sa di non avere il fisico adatto al contrasto, che è fragile e leggerino, però la sua rassegnazione, o quello che pare all'Attila fanciullo essere la sua rassegnazione, è talmente pura, che diviene mistica, lui sa quale è il suo ruolo e non combatte questa condizione che, per molti compreso l'imberbe Attila, potrebbe sembrare di estrema prostrazione.

E come tutti gli uomini miti, i quali, si sa, erediteranno la terra, se ne va in punta di piedi, che ormai il suo mentore si sta ritirando a vita allenata prima e uefata poi.

Alle volte, penso che vorrei assomigliare anche io al Beniamino Vignola che mi sono costruito nella mia testa durante l'infanzia; purtroppo, poi, un misto di egocentrismo, timidezza e manie di protagonismo, fanno sì che non possa essere un mite, ma uno scassacazzi che se finisce in panca si incazza da morire e ci sta davvero male.

martedì 6 luglio 2010

Luther Blisset


Intanto faccio una premessa: non si tratta di questi, i 4 fessi che si sparano tonnellate di pose del cazzo solo per sentirsi alternativi, irriverenti e innovativi, ma che alla fine sono solamente dei minkioni.

Io parlo veramente di Luther Blisset, sì quello della foto, quello che Giusy Farina comprò nel lontano 1983 su consiglio del suo giardiniere inglese, secondo quanto poi avrebbe dichiarato in seguito, oppure, molto più probabilmente, perchè gli osservatori lo avevano confuso con John Barnes, suo compagno di squadra nel Watford, che tanto era nero oscuro uguale. Questo era il mercato dei primi anno '80, dove tutti i presidenti si trovavano al Forte Crest per scambiarsi le figurine, per sentire frasi come "C'è chi può e chi non può, io può", in cui sembrava potersi sentire l'odore degli spaghetti al sugo e i sogni viaggiavano liberi come l'aria, che tanto non è che si conoscessero i giocatori così come oggi, o meglio, ci si immaginavano meno brocchi portati in giro da biscazzieri senza scrupoli che lucravano sulla dabbedaggine dei "paroni".

Poi Luther era nativo della Giamaica, chi cazzo aveva mai visto un calciatore giamaicano. Sì, c'erano un sacco di giocatori di colore già all'epoca, c'era Geronimo Barbadillo, c'era Juary, ma erano tutti sudamericani, nessuno arrivava dalla Giamaica (anche se con passaporto inglese).

Il motivo più importante è che ho visto giocare la sua ultima partita in Italia: Udinese - Milan, finita 2 a 1 per i rossoneri con assist di Blisset.





Mettetevi comodi che inizia il flashback, dopo aver sentito Paolo Valenti.

E' una calda mattina di maggio dell'84, i campionati minori, dove l'Ingegnere allena dopo essersi ritirato dal calcio giocato a oltre 40 anni di età, sono finiti, per cui non ci sono problemi ad occupare la domenica pomeriggio fuori dalla panchina per lui e giù dalle tribune di un qualsiasi campo sportivo del nord est per me, che il calcio è una religione e bisogna officiare tutti i riti, perchè io scendo in campo al sabato pomeriggio e l'Ingegnere mi urla qualsiasi cosa (molti improperi quando sbaglio uno stop o non salto bene di testa) dagli spalti, che sarò pulcino, ma sono stato cresciuto per lottare su ogni pallone.


Si va a Udine e c'è la ressa agli sportelli, ma un posto tra i Distinti lo si recupera in ogni caso e si entra assieme alle squadre, che poi ci salutano, perchè sono gentili.


Luther si prodiga, compie anche una semirovesciata che fa finire il pallone dalle parti della tangenziale, lo sa che è la sua ultima partita con la scritta Cuore sul petto, ricorda che al derby si è mangiato un gol che probabilmente sua nonna paraplegica avrebbe messo dentro, però lotta, lotta, davanti ha Arthur Artunes Coimbra detto Zico, la leggenda del calcio samba.


I tifosi del Milan sembrano provare una certa simpatia per quel centravanti che fa molte cose bene, ma poi sbaglia il finale, che è ciò che conta; il pubblico dell'Udinese ride, ma sembra ridere con Luther, piuttosto che di Luther, perchè tutti capiscono che quel ragazzone vorrebbe fare, ma gli manca sempre quel qualcosa che ha fatto sì che segnasse solamente 5 gol in tutta la stagione.


Secondo l'Ingegnere Blisset non sarebbe nemmeno male, perchè i movimenti ce li ha, peccato che, caspita, non riesce a vedere la porta nemmeno con un osservatorio astronomico; però il gioco è bello, ci sono i cambi di fronte, in fondo è una partita per il sesto posto che non significa niente, perchè in Europa ci andrebbero le prime tre, ma, visto che la Roma ha vinto la Coppa Italia, ci vanno le prime quattro (la Fiorentina terza, insieme all'Inter quarto).

Si batte, me lo ricordo come fosse adesso, certo che si batte, ma la palla gli scivola dappertutto, è come se avesse una vita propria e non volesse farsi toccare da Blisset, sembra che sia razzista e voglia escludere il giocatore di colore dal gioco.

Luther è più forte del pregiudizio razzista e di testa, dopo uno sbilenco cross di Verza, riesce a servire Battistini l'assist per il 2 a 0.

Non sono milanista, anzi, ma quel gol mi riempe di gioia, perchè sento che è un momento epocale, l'ultimo contributo di Blisset al campionato italiano.

Alla fine rimangono i discorsi di Mazza, presidente dell'Udinese, al megaschermo (il megaschermo Cosmos è un'attrazione favolosa, ricordiamoci che siamo nella prima metà degli anni '80) sulla volontà degli spettatori di mantenere Zico in terra friulana sottoscrivendo un abbonamento, in cui si sente un bel "Mazza Vaffanculo" urlato da qualche spettatore dalla tribuna coperta.

L'estate sarebbe arrivata portandosi gli Europei di Francia, a cui l'Italia non si era qualificata, che sarebbero ricordati per i calzoncini strappati di Preben Elkjaer Larsen e per il grande protagonista Le Roi Michel che avrebbe alzato la coppa al cielo.
E Luther Blisset sarebbe tornato a giocare a Watford mantenendo il soprannome di "Missit" nonostante la tripletta al Lussemburgo nella nazionale dei tre leoni (ma tacciamo delle caterve di goal sbagliati che avrebbero mandato in bestia Bobby Robson)

lunedì 5 luglio 2010

Non è un Paese per Mediocri (per fortuna)

So già che tra una settimana sarò qui a cercare di trovare una qualsiasi palla da calciare e guarderò i torneini con le vecchie glorie che giuocano a beach soccer, perchè finito il Mondiale io vado di norma in crisi d'astinenza da football. Il problema è che ormai, dopo 36 anni passati sul pianeta Terra, dovrei esserci abituato, ma è dal 1986 (del 1978 ricordo solo il bestemmione di mio nonno al gol preso da Zoff in semifinale, nel 1982 c'era l'euforia della vittoria) che io sto male alla fine di ogni Mondiale (non vinto, perchè sennò c'è l'eccitazione della vittoria con cazzi e mazzi).

Comunque per adesso me lo godo e vi annuncio che questa settimana (cioè da oggi fino a venerdì) io parlerò esclusivamente di calcio e di calciatori, non necessariamente Mondiali (domani sarà la volta di Luther Blisset, dopodomani Beniamino Vignola, giovedì Ludo Coeck e venerdì chiuderò con Ivica Suriak), per cui siete avvisati, che se non volete leggere di calcio e di racconti di vita personale del sottoscritto, insomma non voglio farvi perdere tempo, che può anche cadere il governo Berluska, a me, durante questa settimana, non me ne frega un cazzo, questa settimana si chiude il Mondiale e per me conta solo questo.

Torniamo a noi e al titolo del post.

Al di là dell'Uruguai, di cui non conosco alla perfezione gli eventuali "lasciati a casa di talento", sono contento che siano arrivate alle semifinali Germania, Olanda e Spagna. Perchè, i quattro gatti che mi leggono si chiederanno. Perchè avrei sempre voluto guadagnarmi da vivere coltivando tulipani? Perchè avrei sempre voluto portare le Birkenstock con i calzini bianchi/blu durante le sere d'estate? Perchè avrei sempre voluto portare un bel paio di mustacchi neri condendo ogni mia frase con l'espressione "tambien"?

Niente di tutto questo (però una volta l'emozione del kitch estremo delle Birkenstock con i calzini fini al polpaccio...).

Sono le uniche nazionali che hanno portato effettivamente i migliori giocatori sulla piazza dei loro Paesi e non dei fantoccetti mediocri che però stavano tranto simpatici agli allenatori!

Della Nazionale non occorre parlare, ma lo stesso hanno fatto il la Francia lasciando a casa Benzema (sono esempi), il Brasile (portando Melo e quell'altra cariatide, oltre al Fabuloso che, oggettivamente, solo Galliani vede così bomber), l'Inghilterra (affidandosi interamente ad un cotto Rooney per l'attacco) e l'Argentina (venga fuori chi è convinto che lo strafinito Veron sia meglio del miglior giocatore del Mondo nel suo ruolo, Cambiasso).

A me questo Mondiale non ha entusiasmato perchè, per ragioni proprie dei selezionatori, molti di quelli che potevano essere protagonisti, sono rimasti a guardare le partite da casa. Insomma, uno stracazzo di CT non può comportarsi come un allenatore di club, lui è un selezionatore, non può adottare le stesse logiche, è più che palese.

Lo spettacolo è stato poco e non eccelso, al di là della Germania e non si può dare la colpa solo allo Jabulani (che è una merda, sia chiaro).

Insomma, cazzo, ha segnato anche Martin Palermo e nessuno può negare quanto questo avvenimento faccia male al calcio!

In tutto questo, al di là delle 4 semifinaliste (3+1 per essere onesti), il vero protagonista è rimasto sempre Diego Armando. Maradona è l'unico CT che, buttato fuori a calci nel culo dai tedeschi che gli rifilano 4 pappine senza che la sua squadra faccia un tiro in porta degno di questo nome, avendo la totale responsabilità delle scelte suicide di mantenere in campo a tutti i costi un De Michelis spaesato, un Higuain evanescente e un centrocampo a scolapasta, oltre ad aver cannato completamente le convocazioni, torna in patria nel tripudio della folla per aver sparato quattro minchiate sul Pueblo Unido e essersi vestito come un bambino che deve andare a fare la prima comunione con una giacca di 2 taglie più lunga.

venerdì 2 luglio 2010

Transazioni

Quando uno è troppo duro e troppo puro, poi si mette a fare le inchieste e le indagini.

Quando queste indagini trovano, poi, in un appartamento, qualcosa di veramente duro e aspirano qualcosa di puro, si finisce a fare comizi agli italiani da un balcone, per finire poi a spiegare agli addetti all'ambulanza che non è il caso di fare il test del sangue che è solo un indagine incastrante.

Il partito che è contro la verità e che è naturalmente compromesso con i "poteri forti", non gradisce le indagini dure e pure, così sospende l'investigatore che si prodiga per la Famiglia e per Roma Capitale della Repubblica e Centro della Cristianità.

E' proprio vero, i corrotti e i corruttori non capiscono che per fare un'indagine dura e pura bisogna, alle volte, concedere alcune "transazioni" e avere il coraggio di affrontare il "deserto bianco" dell'ipocrisia.

Nota personale:
Ieri sera, sentendo in macchina questa notizia su La Zanzara di Cruciani, continuavo a ridere come un coglione anche se ero imbottigliato nel traffico e correvo il rischio che qualcuno chiamasse le forze dell'ordine per un TSO al volo, così da trovarmi a passare un lieto soggiorno nel lettino a fianco a Tartaglia.

giovedì 1 luglio 2010

Legno

Continuazione del post precedente

Ieri sera, mi preparo per la serata senza football, in preda alle ansie.

Colpo di genio: faccio una corsa di 1 ora e mezza a ritmo allegro (12,5 km/h), così mi stanco per bene e riesco ad addormentarmi di botto prima delle 22 come i bravi bimbi e non penso alla mancanza di calcio in tv.

Torno all'appartamento non dotato di Sky e sono stanco, per cui ci ficco sopra anche un po' di addominali+obliqui e poi doccione caldo a spossare.

Solita cena senza carboidrati, solo frutta e verdura che siamo in estate e la tartaruga ha deciso di mostrarmi il dito quest'anno, ma non posso svaccare, che un po' di dignità mi rimane.

Mi metto a letto e inizio con la zapping fiducioso che entro poco posso crollare.

Posso crollare, sì, posso crollare, cazzo!

Non crollo... faccio zapping... non ho voglia di aprire il portatile perchè sono spossato, per cui niente internette...

Non crollo... faccio zapping... non accendo la Playstation perchè tanto quel boss stasera non lo supero perchè sono spossato...

Mi arrendo, continuo con lo zapping tra le reti generaliste, non c'è letteralmente un benemerito cazzo.

Normalmente il pulsante su Rai1 tendo a non pigiarlo, perchè ho paura che, se c'è il calcio mi salti fuori Bagni, se c'è altro... oddio sono dappertutto, vengono fuori dai fottuti muri!

Nel mio zapping furioso lo schiaccio per sbaglio e... oddio no! Questo no! Pietà... pieeeeeetà!

Un pacco di fighe di legno che stanno impalate nel più noioso dei noiosi programmi della noia più annoiante con un tizio gilettato che si agita come se si stesse divertendo almeno un po' a partecipare a quella noia.

Duro 10 secondi netti alla prima tornata...

Poi entra in giuoco l'effetto "coniglio davanti ai fari dell'auto in corsa", per cui ritorno su Rai 1 a vedere se la mia noia sulla noia della noia era vera o era un assurdo condizionamento mentale causato dai miei pregiudizi verso quei programmi e le fighe di legno ivi rappresentate.

Ci ritorno sopra e duro altri 10 secondi prima di sprofondare nell'abisso più noioso della noia annoiata mentre ascolta discorsi noiosi con miss piscio sempre un sacco con la mia figa di legno anche se mi son rifatta le tette per appiccicarci gli specchietti e adesso non si vede nemmeno più che me le sono rifatte perchè sono tornata buona per essere usata in abbinamento con un kyte e girare precipitevolissitevolmente su un altro canale di merda.

Ma io sono un osso duro, per cui ritorno dopo un tot, ma, oddio no, ci sono le fighe di legno che abbozzano una coreografia qualunque, mio dio no, no, no, è abominevole, santiddio qualcuno fermi tutto, mi vien da vomitare.

Duro 5 secondi questa volta e desisto. Al solo pensiero di ripremere il tasto 1 iniziano i brividi e leggere convulsioni. Mi scopro umano e vulnerabile.

Guardo il finale di quella cazzata di film sul Dodgeball che però, almeno mi fa ridere.

Mi addormento sperando di non aver gli incubi...