Come annunciato (e io non è che faccio annunci alla cazzo, così ad minchiam, giusto per non sapere che cazzo fare), oggi è il giorno del post su Craxi, perchè? Perchè ho una cazzo di conferenza che sta tenendo un tizio che ha un migliaio di tic e io non ho un cazzo di voglia di sentirlo e visto che siamo in una sala in cui posso tranquillamente farmi un pelo di cazzi miei senza che nessuno rompa troppo, ecco il post.
Io torno con la memoria al 1982, perchè? Si chiederà giustamente qualcuno di voi, in quanto non c'entra un cazzo con la scalata al partito che ha fatto Craxi nel '76 o con le presidenze del consiglio dall'83 in poi (erano i tempi in cui si riuscivano ad avere 3 Governi in un anno...). Parto dal 1982 perchè, per i miei modesti ricordi da bambino (avevo 8 anni all'epoca), iniziano lì i favolosi anni '80, o, meglio, finiscono quella merda di anni '70, con la vittoria ai Mondiali, i baffi di Zio Bergomi, Tardelli che urla e Pertini in piedi che fa maramao ai tedeschi al terzo pero rifilato. Prima eravamo una nazione di morti di fame in cui la FIAT 127 era il massimo della vita e dopo arrivava la Delta Integrale (lo so che è del 1986 la prima versione, ma è metaforica, capitemi, non è che devo stare qui a spiegare tutto), il salto dalle coperte colorate al Moncler.
L'Italia stava cambiando e nè la DC nè tantomeno Berlinguer (non parliamo degli altri, perchè il successore fu Natta, sì Natta, che pensava che l'URSS potesse ancora essere un modello a metà anni '80) se ne accorgeva, era palese a chiunque vivesse in quel momento che l'unico ad avere questa intuizione era il Cinghialone con gli stivali (come lo raffigurava Forattini).
Arrivava la Milano da bere, arrivava l'ingresso nel G7 di una nazione che fino a poco tempo prima era una manica di contadinotti con le pezze al culo letteralmente, arrivava l'abolizione di quella stronzata stragalattica che era la scala mobile con la marcia dei 40.000 e il referendum abrogativo esploso in faccia alla CGIL, arrivava il nuovo concordato che superava quel papocchio tra il Duce e il Vaticano firmato in pieno ventennio, gli Euromissili e il registratore di cassa (prima i conti venivano fatti sul foglio in cui era incartato il salame).
A Sigonella i Carabinieri affrontavano la Delta Force... pensate un attimo cosa passava nella mente di un ragazzino di 11 anni che scopriva che i CC (con i VAM, ok) avevano affrontato praticamente John Wayne, in quello che a tutt'oggi può essere tranquillamente definito come un momento Tarantino style, con 3 cerchi concentrici di uomini armati che si affrontavano attorno ad un aereo, oltre al quasi dogfight tra gli F104 italiani (le bare volanti per intenderci) e un F14 (Top Gun... take my breath away... tan dan, tan dan dan...) alla partenza dell'aereo con l'esponente dell'OLP; pensate quale poteva essere lo sgomento per un ragazzino di 11 anni cresciuto a pane e Ombre Rosse/Il Giorno Più Lungo.
La legge Mammì era approvata, come il mai partito piano regolatore Nicolazzi, mentre la spesa pubblica faceva un bel balzo in avanti sulla spinta delle promesse degli anni '70 a favore della pacificazione sociale (il punto massimo lo avrebbe raggiunto con il governo tecnico ciampino), ma anche il PIL balzava come un coniglietto in una giornata di sole primaverile (o un cervo a primavera, per volere essere italioti al 100% e non farsi irretire da quel nazista di Walt Disney).
Per portare al massimo il metano, grazie alle "relazioni internazionali" con la Tunisia particolarmente buone, veniva sacrificato il nucleare, aiutato dal "colpo di culo" di Cernobyl (e su questo Craxi si spese molto, quasi più che non sul referendum della scala mobile).
Il PIL era sempre in piena crescita.
Il PSI craxiano era in effetti un partito "moderno" nel senso di "ammmerigano", in quanto l'assemblea nazionale era una parata di gente varia, mi stupiva davvero vedere quelle coreografie al TG2 (a casa mia si guardava il TG2, seppur l'ingegnere fosse DC e il nonno PCI, perchè aveva la pagina sportiva migliore e così non si correva il rischio di perdere nemmeno 1 secondo di sport/calcio), da cui Rino Formica coniò il famoso "nani e ballerine" e come ogni partito moderno e ammmmerigano aveva una necessità vitale di lobbies...
Era un'Italia che ribolliva, anche con il tonfo delle borse nell'87, il Made in Italy con i nani e le ballerine arrivava anche in Cina (e Grillo se ne andava dalla RAI...).
E adesso arriviamo alla fine della parabola. Mi sento davvero a disagio a raccontare questa parte.
Io avevo 19 anni e facevo l'Università.
A 19 anni si sogna la rivoluzione, ma non perchè è bella o è giusta, ma perchè è sempre meglio la rivoluzione di qualsiasi colore sia, piuttosto che studiare. Mani Pulite sembrava, inoltre, non avere nessun colore, per cui ancora più bella.
Tutti i "potenti" finivano a guardare il mondo a scacchi. Forlani appariva con la bava alla bocca in diretta su RAI3, le monetine e i cappi riempivano i video e Paolo Brosio rischiava ogni giorno di farsi stirare da un tram. Era un ribollire di entusiasmi, il tintinnar di manette era la colonna sonora di quegli anni. I magistrati erano gli eroi che avevano distrutto il malaffare, anche ricorrendo a metodi non del tutto legittimi, ma, insomma, anche l'Ispettore Callaghan usava dei metodi non ortodossi per risolvere i casi e se lo faceva lui, lo potevano fare anche gli eroi italici. I suicidi iniziavano a diventare tanti e anche Raul Gardini, portato in secca il suo Moro di Venezia, si era piazzato un proiettile in testa. Di Pietro agitava la toga contro Spazzali, avvocato di Cusani, qualcuno, a mo' di minaccia, urlava "Non ci sto" a reti unificate la sera di capodanno, non si sa bene rivolgendosi a chi, o forse si è voluto non sapere a chi si stesse rivolgendo, le monetine continuavano a cadere inesorabilmente assieme ai mandati di cattura.
Gli eroi erano là, in toga nera, tutti seri, inesorabili, solamente Borrelli mi metteva i brividi, probabilmente per il video di
Runaway Train dei Soul Asylum (fermate al minuto 1,39 e poi datemi torto) e gli imputati spauriti, sporchi, spettinati e sbavanti subivano la giusta punizione popolare come nel contrappasso tanto caro ai versi di cui si compone l'inferno dantesco.
In questo Craxi era l'emblema di tutto questo, il pesce grosso, il Cinghialone... e quello che più mi ferisce ammettere era che per ogni banderilla che, veniva infilzata, io gioivo, perchè era la rivoluzione, perchè l'estremismo è più comodo della riflessione, perchè per ogni tizio che finiva in galera (custodia cautelare) l'Italia risaliva un gradino di "giustizia sociale" e di "prestigio internazionale", l'Italia ricostruiva la sua dignità e il futuro non poteva che essere roseo, grazie alla nuova classe politica risorta come una moderna fenice dalle ceneri di quella vecchia e corrotta e mafiosa... ma quanto stupido ero? Guardo indietro e mi meraviglio della mia idiozia, probabilmente maggiore di quella di oggi.
Per Craxi il destino era segnato. Si potrebbe obiettare che Andreotti, sotto processo per mafia, non evitò il processo. Andreotti, però aveva esaurito il suo ciclo politico iniziato ben prima di Craxi e aveva alle spalle un partito ben più complesso del PSI craxiano. Inoltre le favole sulla colpevolezza di Andreotti erano troppo campate in aria, se da una parte avevamo il networking, dall'altra il reato era collusione con la mafia e baci in bocca ai latitanti (con la scorta, senza la scorta, con una ruota di scorta?). Inoltre la DC si era a sua volta sfaldata, distrutta dall'immagine di quel Forlani (un kamikaze, a considerarlo a posteriori) schiumante in diretta nazionale.
In ogni caso, è troppo presto per intitolare vie o piazze a Craxi, manteniamo
Cavour, Vittorio Emanuele o Garibaldi e i suoi mille (che sono tanti e ci fanno da riserva); anche se, quando a Bologna proveniente dall'uscita Arcoveggio, il navigatore mi dice che sto percorrendo via Stalingrado, un brivido e un moto di repulsione mi sovviene immancabilmente.