giovedì 11 febbraio 2010

De Gitae Scholasticae

Oggi non ho voglia un cazzo di parlare di cose serie, seriose o seriabonde, perchè tra un po' ho anche una stracazzo di videoconferenza con il Brasile di cui me ne frega di meno del meno, ma sono io il relatore, per cui non posso passare il tempo a scrivere post seri. Per tutto questo c'è sempre il Corrierone, che mi allieta e mi porta a conoscenza delle vere problematiche del popolo italiota (ridi, ridi, che tra una quindicina di anni la Piccolina raggiungerà l'età per andare in gita e tu, caro il mio bel pirlone, riderai molto meno, assicurato!).

In effetti ho sempre pensato che i prof che ci accompagnavano in gita alle superiori fossero una specie di kamikaze votati al martirio, oppure dei totali incoscienti che si affidavano a qualche santo particolare o a qualche pratica arcana per far sì che nessuno si facesse/finisse male.

E adesso parte la scarica di ricordi rompipallosissimi, per cui, siete avvertiti, adesso parte lo Spoon River di Attila, che torna, come i vecchi bacucchi, indietro di una ventina di anni con la memoria, quando il Mondo ti sembra una merda, ma poi ti accorgi che quel Mondo di merda era una specie di Mondo della Piccola Creamy e che adesso stai vivendo la vita vera, in cui non è una tizia che ti manda a cagare o un quattro in una qualsiasi delle materie a rappresentare una tragedia, ma qualcosa di altro e di ben più tangibile. Io avverto sempre, adesso, per chi vuole continuare, sono tutti cazzi suoi.

Partiamo dalla scuola, il buon Attila ha passato le superiori in un quasi esclusivo liceo privato, che teoricamente era una scuola cattolica, ma l'unico prete era il preside che è tutt'ora un filosofo sempre a rischio di scomunica ed essendo un filosofo puro (in qualsiasi accezione si prenda) di questioni pratica non aveva l'alba, per cui, quando venivi sbattuto dal preside, il massimo che ti succedeva era doverti sorbire l'ennesima rivisitazione di uno dei paradossi di Zenone o una trasposizione del mito della caverna di Platone, o, al massimo, una qualche elucubrazione (indecifrabile per il cervelletto rattrappito sulle note di Pump up the Jam di un diciassettenne) sulla metafisica hegeliana; roba che nemmeno l'insegnante di religione era un prete/suora/diacono, giusto per capirci.

La cosa davvero straordinaria di quel liceo era la percentuale di presenza femminile, che rasentava l'80%, nella componente studentesca e una percentuale effettivamente spropositata di figadavverofiga per essere umano di sesso femminile; per cui, per me, andare a scuola prima di essere un imperativo civile, era un imperativo ormonale, non so se intendo.

Lo so, sto divagando, ma questa introduzione aiuta a capire con quale spirito affrontavo le gite scolastiche.

Orbene, detto tutto quanto riferito prima, devo dire che le gite del liceo erano una vera chicca, in quanto erano sempre incentrate su capitali estere Vienna-Londra-Madrid-Berlino... fino ad arrivare in quinta, quando, visto il procedere di una delle varie intifade e qualche strascico della I guerra del golfo (la Desert Storm per intenderci), ci volevano negare Paris... no, rendiamoci conto, Paris... ma il sottoscritto, in qualità di rappresentante di classe e di istituto (lo so il conflitto di interessi era palese, come la sommatoria di cariche, ma venivo sempre... ehm... acclamato, forse perchè nessun altro voleva farlo e io ero così pirla che per un po' di gloria fittizia, accettavo investitura e tutti gli scazzi che questa portava dietro), aveva talmente miacciato ritorsioni impossibili e portato avanti una serie di manifestazioni che potrebbero essere classificate come casi di guerrilla marketing, che alla fine il consiglio di istituto aveva accettato e io ero stato portato in trionfo nel tripudio della mia dimostrazione di (farlocco) potere.

Nel vademecum del buon gitaiolo scolastico ci dovevano essere alcuni accorgimenti che avrebbero fatto andare la gita alla grande e quivi vado ad elencare:

1. Essere senza ragazza fissa (preferibilmente da poco tempo)
2. Risparmiare sulle paghette per avere un plus rispetto al budget genitoriale (la grana serve, non fidatevi di chi dice che non serve ad un cazzo)
3. Occhiali da sole (anche in pieno inverno)
4. Niente pigiama, ma tuta da ginnastica in cotone
5. Stereone portatile da tamarro con almeno una 20ina di cassette (siamo all'inizio degli anni '90, il cd portatile di massa sarebbe stato introdotto qualche anno più tardi)
6. Qualche capo di vestiario "nuovo" in tutti i sensi, che nessuna abbia mai visto precedentemente
7. Foto della ex ragazza o ricordo ben riconducibile e universalmente riconosciuto come effettivo

E quivi vado a spiegare la motivazione di ogniuno: il primo articolo è fondamentale, perchè, se avessi avuto la ragazza fissa, un minimo (ma minimo minimo) scrupolo morale sarebbe potuto affiorare e avrebbe potuto inficiare i diabolici piani; inoltre avrebbe potuto portare ad un incomprensibile sentimento di empatia delle giovini fanciulle nei confronti della assente, pregiudicando il risultato. Il secondo articolo è palese, quando si offre da bere, si offre qualcosa, insomma si elargisce, non ci sono mai stati cazzi, non potrà mai essere il principe azzurro, ma la mano al portafogli ha sempre un fascino porco sul gentil sesso di qualsiasi età, anche se tutte lo negheranno con vigoria e sticazzi e micazzi, lo vedo ancora adesso con la Dolce Metà, anche se siamo sposati in comunione dei beni (sì, lo so, ho fatto una gran cazzata, ma è tutto fisco che cola). Il terzo articolo ti faceva sembrare distrutto anche quando eri fresco come una rosa, perchè il tizio che se ne sta lì, che sembra mezzo rinco perchè chissà che minchiata aveva fatto la notte prima, attirava sempre l'attenzione della pollastra di turno, ma, attenzione, per non sembrare un tamarrone impresentabile, bisognava usarli solo ed esclusivamente nelle ore diurne, per far vedere che la luce del sole urtava e la sera si tornava ad essere un gioiellino. Il quarto, dai, solo i pargoli usano il pigiama... certo andare a nanna con i Levi's501 non si poteva mica... ma non ci si poteva presentare in camera di qualche donzella con Scooby Doo che si mangiava un biscotto a forma di osso (no, non ho mai avuto un pigiama simile, cazzoni, era un esempio), la tuta, preferibilmente non da far sembrare un chiattone a dieta sennò calava il gradimento, era il capo d'abbigliamneto ideale per gli spostamenti notturni intraalberghieri. Il quinto era il simbolo della festa che itinerava da camera in camera, l'importante era averlo a tanti watt di potenza, per poter dire, lo teniamo a basso volume, che sennò poi ci vengono a rompere le palle e far vedere che uno, oltre ad essere musicodotato, era anche furbo e "giusto", inoltre, le cassette dovevano essere variamente assortite, tanto da poter reggere qualsiasi tipo di festa si dovesse improvvisare (ma così non si doveva improvvisare un cazzo e tutto era totalmente under control, mai perdere il controllo, sempre allineati e coperti). Il sesto era la classica minchiata per cui tutte arrivavano intorno a chiedere cosa fosse, dove lo si fosse acquistato, wow ma che figata (anche se era una roba orribile, ma tra i diciassettenni ogni cagata era sempre un qualcosa di straordinario), insomma, aiutava ad avere un po' di platea. L'ultimo era l'asso nella manica, era il tutto per tutto, se proprio andava male, bisognava usare il tema dell'empatia, il solleticare la piccola infermiera birmana che c'è in ogni gentil donzella; per mia fortuna non l'ho mai dovuto sperimentare, ma ho visto per ben 2 volte usare questo artifizio e... cazzo se funzionava! Era uno spalancagambe automatico...

Va bene, sì, lo ammetto, anche io ho usufruito di brevi storie da gita con qualche rappresentante della mia scuola, ma, soprattutto, ho sfruttato un'altra possibile applicazione corretta della gita: avendo molti donzelle attorno, era molto facile riuscire ad attirare l'attenzione di qualche autoctona, soprattutto in discoteca o nei primi (ricordiamoci in che epoca siamo) disco pub. Era come essere un cacciatore perfettamente mimetizzato nella flora che, patapum, impallinava la preda del momento (il problema era che all'epoca andavano molto di moda laser e luci basse tipo video di Guru Josh -Infinity-, per cui una volta appartati o giunti in un luogo più luminoso, si correva il rischio di accorgersi che il trofeo era un po' Skrondo, per cui bisogna improvvisare -in quel caso era proprio un'improvvisazione- una manovra evasiva molto rapida).

Certamente sono finito anche nei guai: come quando una squadra di poliziotti mi hanno fatto sdraiare a terra nella metropolitana parigina alle 00.15 per vedere se avevo addosso qualche arma; oppure quando nessun tassista berlinese voleva caricarci perchè affermavano che eravamo troppo ubriachi alle 4.30 del mattino, oppure quando ho dovuto spiegare le mie ragioni ad un paio di skinhead wimbledoniani che volevano per forza vedere l'effetto che avrebbe fatto il loro pugno sul mio augusto naso (e non oso immaginare che altri effetti avrebbero voluto provare sulle atterrite compagnucce di classe) alle 2 di notte (eravamo nell'89, Londra non era stata ancora ripulita).

Non so come facessero gli insegnanti ad andare a dormire tranquilli la notte. Se io, in questo momento, avessi le loro responsabilità in quei casi e la loro impotenza pratica (come fai a minacciare chi è praticamente votato alla morte in questi frangenti?), non ci dormirei un cazzo, oppure, meglio, col cazzo che farei da accompagnatore...

Mi sa che anche questo è un segno che sto diventando vecchio... diciamo maturo, che fa più figo... così posso andare a mettermi la giacca con le toppe in panno e sorseggiarmi due dita di armagnac vicino al caminetto accesso (che non ho) ripetendo "Ah, la tauromachia... sì, la tauromachia..."

9 commenti:

Tommy Angelo ha detto...

Ah, ricordo la mia prima gita al liceo.

Anzi no, non ricordo molto :-)

SCIUSCIA ha detto...

Uhm, vorrei avere una gita da raccontare, ma è dura quando carichi la toppa il primo giorno e la scarichi dopo tornato.

Magari ci provo lo stesso, boh.

lilith70 ha detto...

ho letto solo ah, la tauromachia.
che bei ricordi.

lamb-O ha detto...

Santo cielo, che mongoloide sciroccato e autistico ero al liceo.

I motivi ormonali mi spinsero a *mancare* una gita, per dirne una.

essere disgustoso* ha detto...

i pazzi dei miei compagni di classe decisero per loret de mar: "pr" napoletani in grado di offrirti ogni possibile svago alternativo e distributori di perizoma a un euro agli angoli delle strade. surreale.

sono pazzi i professori che ci hanno accompagnato: dico solo che lo scherzo più innocuo è stato quello di bucarsi i preservativi con un ago durante il viaggio.

Attila ha detto...

Ho fatto una vacanza a Lloret più di 12 anni fa... è tanto che ne sia uscito vivo dopo una settimana di sbronze a base di Tequila... probabilmente, a fine vacanza avevo qualche traccia di sangue in circolo, il grosso era davvero Tequila...

Non è che ricordi bene come sia il posto... ricordo solo che alla sera facevano la bonifica della spiaggia...

SCIUSCIA ha detto...

Io sono stato in vacanza a Llorett, e la scena che identifica la vacanza è questa:


COMPAGNO1: - Che si fa?! E' l'ultima sera...
COMPAGNO2: - Andiamo a fare il bagno a mezzanotte!
SCIUSCIA: - Il Bagno?! Ma dove cazzo lo vuoi fare, deficienete?!
COMPAGNO2: - Al mare, Sciuscia... dove sennò?!


Ebbene sì, avevo vissuto per sette giorno a Llorett senza accorgermi che era sul mare.

Forse perché mi fermavo sempre piegato a metà del viale delle discoteche.

Attila ha detto...

Io, per fortuna avevo l'albergo praticamente davanti al mare... peccato che tutt'intorno c'erano locali che davano fuori tequila a 100 pesos (1000 lire, 50 centesimi, altri cambi non mi vengono in mente) al bicchierino...

SCIUSCIA ha detto...

Ecco, di tali locali mi ricordo molto bene.