martedì 6 aprile 2010

Santi e Maurizio

Sono morti in 2 giorni due personaggi che nel bene e nel male hanno significato qualcosa per me.

Eravamo nel 1985 e una bella signora di classe con accento straniero presentava un programma in cui due persone civili raccontavano i loro problemi legali di fronte ad una persona molto preparata dal nome particolare di Santi Licheri per un arbitrato senza possibilità di appello. Bene, quella persona molto preparata è uno dei tanti motivi per cui avrei studiato legge (anche se il diritto privato mi ha sempre fatto cagare a pezzettoni).
Ok poi sarebbe arrivata la sora cecioni quasi in frizzi e lazzi, ma questa è un'altra storia.

Passiamo al secondo. Qualcuno potrebbe dire che fosse solo un saltimbanco, che avesse distrutto la dignità di un mostro sacro come Helenio in una manciata di puntate di un programma che non si capiva bene quanto volesse essere una parodia e quanto cercasse di essere serio, ma per me quell'omino dai modi buffi ricordava un calcio che non c'era più. Un calcio di pendolini e di "bombe" di mercato, un calcio fatto di sparate roboanti come una scopa con settebello primiera e denari urlata al soffitto in uno dei bar sport che non esistono più. Era l'ennesimo tentativo di appigliarsi ad una fanciullezza e ad un candore di un calcio che non esiste più, che è semplicemente diventato altro. Era il calcio in cui il mercato estivo dei giocatori poteva davvero svolgersi nella maniera raccontata nell'Allenatore nel Pallone (mentre il secondo è patetico), in cui Romeo Anconetani spargeva il sale dietro alle porte e in cui Massimino recitava la mitica frase "C'è chi può e chi non può. Io può" nel momento in cui alcuni giornalisti chiedevano lumi sull'acquisto di Pedrinho e Luvanor e Tonino Carino raccontava le imprese dell'Ascoli di Rozzi collegandosi con le sue cuffie sproporzionate ben calcate sulla testa; poi arrivò il Berluska con Lentini e, puf, arriviamo nel calcio moderno con quella merda di una stramerda di brocco del cazzo che passa sotto il nome di Bosman, vabbè, dai, non facciamoci troppo il sangue amaro.

Grazie ad entrambi.

5 commenti:

SCIUSCIA ha detto...

Massì, in fondo quel calcio, che ho vissuto poco, manca anche a me...

essere disgustoso* ha detto...

hai iniziato a studiare legge per via di "forum"?
per fortuna che ancora non c'era "la prova del cuoco" o mi diventavi chef...

riguardo a mosca, invece, a me non è mai stato simpatico: trovo scorretto guadagnarsi da vivere agitando un portachiavi mentre alterni nomi di grandi squadre a nomi di grandi giocatori.

edmondantes aka leftheleft ha detto...

quello che c'era di buono se ne sta andando via
a chi verrà passato il testimone? e soprattutto cè qualcuno in grado di raccoglierlo?
non so sei hai ascoltato l'intervista a biscardi poco dopo l'annuncio della morte di Mosca. Ne è stato veramente toccato.

Santi Licheri rimane un mito.
Ricordiamo anche, riguardo a forum, la Grandissima Tina Lagostena Bassi.

Attila ha detto...

@SCIUSCIA: Per me quel calcio rappresenta tutta l'infanzia e l'adolescenza!

@ED*: Sarei stato un ottimo chef... tra l'altro sono un ottimo chef, quando la Dolce Metà mi lascia avvicinare ai fornelli perchè dice che le lascio troppo casino una volta che ho cucinato!

@Left: Pensando a Caressa mi viene un brivido lungo la schiena... di quelli di Mediaset lasciamo stare e mamma Rai, a parte Zibì che è un grandissimo opinionista non riesco proprio ad immaginarmi nessuno...

Bongio ha detto...

A me Santi Licheri piaceva sul serio. Era uno di quelli che mi facevano dire che a tenersi in esercizio si poteva arrivare a 90 anni e non essere rincoglioniti.

Maurizio mi stava simpatico. Ho sentito anche dire che fosse anche uno che ci pigliasse, che fosse rimasto incastrato nel personaggio e non potesse fare altrimenti (un po' come Villaggio, che per molti resterà purtroppo sempre solo Fantozzi). Omaggio a lui, dunque, se non altro per la fantasia di trasformare quelli che sarebbero stati noiosissimi 0-0 in finali mondiali in stile Holly e Benji, con goal in acrobazia e parate in semirovesciata all'ultimo secondo dell'ultima azione.